Zero Branco

Zero Branco. Lettura del territorio

Il territorio del comune di Zero Branco è stato analizzato confrontando la Carta tecnica regionale attuale con la mappa dell’Istituto Geografico Militare del 1940, le mappe dei catasti austriaco (1841) e Napoleonico (1812), e le descrizioni raccolte da Anthon Von Zach (1798-1805) [1] al fine di evidenziarne i dati permanenti.

Per motivi di natura conservativa le mappe del 1812 non sono consultabili in originale e l’Archivio di Stato di Venezia non conserva riproduzioni fotografiche della parte settentrionale del comune (Sant’Alberto e Scandolara).

Dall’analisi storica emergono, in linea generale, le caratteristiche di un’area pressoché invariata dal punto di vista topografico, in parallelo con gli standard di evoluzione di una società rurale. Sul piano paesaggistico appare invece una graduale e costante perdita delle aree boschive in funzione di nuove tipologie di sfruttamento dei suoli al fine agricolo: dall’arativo piantato e vitato, dell’Ottocento, alla coltivazione intensiva del ‘900. I boschi rimangono tuttavia nella memoria grazie ai toponimi: pezza della boschetta (Scandolara), boschetto (Zero Branco); cesura del bosco (S. Alberto)[2].

Le uniche vere modifiche ascrivibili ai 150 anni considerati sono la strada statale n. 515, che compare nel catasto austriaco, e il by-pass del centro cittadino registrato nell’IGM 1940. Tutte le grandi trasformazioni territoriali riscontrabili nella Carta Tecnica Regionale sono avvenute in epoca successiva.

Di notevole importanza sul piano topografico è il permanere della tessitura romana che si nota nell’area ad ovest del nucleo storico, attestata sul fiume Zero ed evidente nella geometria e proporzione dei campi; a Sant’Alberto e Scandolara essa affiora lungo la strada su cui si sviluppano i due borghi. Nel centro storico di Zero Branco la Pieve di Santa Maria Assunta e gli edifici a schiera che si affacciano sul fronte strada sorgono all’incrocio di cardo e decumano.

A cavallo tra sette e ottocento Zero è un borgo di 1400 anime per 183 case; le sue frazioni, Sant’Alberto e Scandolara, ne hanno rispettivamente 900 per 42 case e 500 per 48 case. La carta del Von Zach descrive la felice situazione dell’area attraversata dalle strade per Quinto, Mestre e Campocroce, Noale e Castelfranco: segnala tuttavia come il “carattere melmoso del suolo” ne renda difficile la circolazione in caso di maltempo. Il fiume Zero, che attraversa il territorio, è utilizzato per irrigare i campi e arginato in più punti; viene descritto col termine di ruscello.

In tutte le mappe considerate il fiume ha un corso molto più tortuoso di oggi: le sue anse verranno regolarizzate dopo il 1940.

Nel corso dell’Ottocento si diffonde l’arativo piantato vitato e che arriva a coprire fin all’ottanta per cento del territorio: i campi sono scanditi da lunghi filari di aceri e frassini orientati nord-sud e distanziati di 24 metri tra loro, cinque tra albero e albero. Ogni albero diveniva supporto di tre o quattro viti e il terreno era coltivato a prato e circondato da alberi e siepi spinose. Ne rimane traccia a Scandolara, in una località di nome “Strica”, a ricordare una lunga alberatura. Nel secolo successivo questa tipologia di coltivazione vitivinicola viene sostituita dalla coltivazione a pali.

La mappa del 1940 registra la nuova strada che dirotta il traffico a ovest del centro storico di Zero; nel territorio circostante rende maggiormente evidente la viabilità secondaria sviluppatasi lungo i confini di proprietà.

Note

  1. Kriegskarte, 1795-1805: Ducato di Venezia nella carta di Anton Von Zach, Treviso 2005
  2. Cfr. G. Cagnin, G. Nicoletti, Storie di terra e di acque. Zero, Sant’Alberto e Scandolara attraverso i secoli, a cura di D. Gasparini, Treviso 2004 per una storia del territorio comunale dal XIII al XX secolo